30 Maggio 2022

Voli di Nobel nel cuore della Fantascienza: Doris Lessing e Canopus in Argo

Era il 2007 e Doris Lessing, scrittrice inglese di origine persiana, venne annunciata come nuovo Premio Nobel per la letteratura, per la sua capacità di raccontare l’esperienza femminile e di analizzare «con scetticismo, passione e potere visionario una civiltà divisa». Nota soprattutto per il Taccuino D’oro, meno conosciuta è la sua passione per la Fantascienza, genere salito alla ribalta negli anni duemila, ma che per lungo tempo è stato disprezzato dalla critica letteraria canonica, in quanto lontano dalla verosimiglianza tipica dell’eredità positivista ottocentesca. 

La saga della Lessing, Canopus in Argo, si divide in cinque libri, di cui solo i primi quattro sono stati tradotti in Italia dalla Fanucci editore, mentre l’ultimo è ancora oggi disponibile unicamente in lingua originale. 

I romanzi sono caratterizzati da una struttura unitaria, un flusso continuo di azione, descrizione e dialogo di lungo respiro, che non prevede suddivisione in capitoli, rendendo la lettura un unico e profondo morso ai mondi alternativi della Lessing. Il filo conduttore dei cinque volumi risiede nella creazione da parte dei Creatori di un sistema stellare, dove  ogni pianeta segue un’evoluzione diversa, dipendente dalle specificità geografiche del territorio, in un determinismo quasi crudele. Il pianeta originario dei Creatori è Canopus, che regola le vite degli altri corpi celesti, designando per ciascuno di loro un diverso modo di vivere e di rapportarsi con le difficoltà dell’esistenza. Il fulcro metaforico della saga è invece di tipo filosofico e aspira, tramite le vicissitudini dei personaggi, a riportare le singole vite a un’unità collettiva metafisica, che ricorda da vicino l’Uno fichtiano. In questo senso la Lessing ha una missione educativa sociale e vuole spingere il mondo occidentale a mutare la propria visione delle cose, sollecitando il lettore a ragionare sul bene collettivo, anteposto nelle sue trame alla soggettività individualista. I temi della saga sono tanti, ma da Shikasta a The Sentimental Agents in the Volyen Empire si può intuire una linea continua dotata di vette altissime di spiritualismo e Literaturnost, che dimostrano come il genere della Science Fantasy possa veicolare, in universi alternativi, tutta l’attualità del nostro essere umani. 

L’insieme della saga permette, chiaramente, di penetrare a fondo il senso della poetica dell’autrice, capace di operare magistralmente uno spostamento costante tra il focus interno ed esterno, alternando, nei vari romanzi, punti di vista che hanno il retrogusto di una cronaca visiva di prima mano e l’aspetto di una ricostruzione storica, quasi filologica. Allo stesso tempo, però, ogni romanzo rappresenta un unicum leggibile singolarmente, elemento che ci permette di focalizzare l’attenzione sulle specificità dei singoli pianeti, per carpire a fondo tutte le sfaccettature del retroterra immaginifico lessinghiano, il quale attinge a piene mani dalla realtà contemporanea. 

Uno dei libri più interessanti da questo punto di vista è forse Un luogo senza tempo, scritto nel 1982, il quale grazie al tema di fondo, che trova il suo fulcro nel cambiamento climatico, diviene estremamente attuale per il lettore di oggi. La trama ruota attorno alle vicissitudini del piccolo Pianeta 8, caratterizzato da temperature miti e da colori accesi che rivestono tanto i paesaggi quanto gli abiti dei suoi abitanti. La storia viene narrata in prima persona da Doeg, uno dei rappresentanti del pianeta, formato nel suo ruolo dai Creatori di Canopus. Doeg, il cui nome è dato proprio dal ruolo che riveste, poiché non serve nella sua società essere soggetti “nominati” e separati dalla propria identità funzionale, è dunque solo “un” Doeg tra tanti, ma si erge in questo contesto a racconta-storie, per rendere giustizia alla cronaca del suo popolo. Gli abitanti del piccolo pianeta, un tempo spensierati e destinati dai Creatori a una evoluzione lenta e felice, vengono colpiti da una catastrofe annunciata dai messaggeri di Canopus, e dovranno fronteggiare la violenta glaciazione che sta per raggiungerli, causata da un’improvvisa e inattesa inclinazione dell’asse terrestre. La promessa dei Creatori di portare gli abitanti in un pianeta vicino li spingerà a una lotta disperata per la sopravvivenza e alla mutazione repentina di ogni abitudine consolidata. Gli esseri senzienti del piccolo pianeta infatti, fino ad allora pacifici e vegetariani, scopriranno rapidamente cosa significhi la fine dell’estate, la morte della vegetazione e il bianco lucore di un lungo, insostenibile inverno, in cui l’unico sostentamento consiste in carne stopposa, puzza di pelli conciate e nel nuovo profondo sentimento di rabbia animalesca, dovuto alla lotta per la vita. Un lungo flusso di pensieri e parole si erge dunque dalla voce collettiva Doeg, che racconta la fine dell’infanzia incantata di un popolo condannato a immergere le mani nel sangue di un pianeta che, proprio come il nostro, non possiede più tempo. 

Lo stile denso e complesso di Doris Lessing, capace di un lirismo struggente, spinge il lettore a divorare il resoconto delle peripezie del Pianeta 8 fino all’ultima pagina, in una conclusione dalle dimensioni oniriche in cui chi legge diviene un Doeg, anche lui testimone metafisico, rappresentante e narratore intradiegetico del destino di un mondo.

© Riproduzione riservata.

Il nostro giudizio

Elisabetta Siotto

Nata il 25 dicembre 1995, è cresciuta a Nuoro, nel cuore della Barbagia. Dopo aver frequentato il liceo classico Giorgio Asproni e dopo aver maturato una piccola esperienza giornalistica con la testata online Globalist, è partita per il Sud alla scoperta della Sicilia.

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