4 Luglio 2022

“Estensione del dominio della lotta” di Michel Houellebecq

Michel Houellebecq è senza dubbio uno degli autori contemporanei più controversi e dibattuti del panorama europeo. Cinico interprete della decadenza dell’uomo moderno, è considerato  da molti come uno dei massimi portavoce della società odierna. È stato tanto elogiato quanto fortemente criticato, accusato di razzismo, misoginia e nichilismo. Tuttavia, sia che si ammiri la sua penna o che la si biasimi, vale comunque la pena di conoscerne l’opera e interrogarsi.

Il libro su cui vorrei porre il focus qui non è il suo più celebre Le particelle elementari, né il suo ultimo lavoro Annientare. Mi piacerebbe fare delle considerazioni sul suo meno noto romanzo d’esordio Estensione del dominio della lotta, pubblicato nel 1994, che, nonostante i quasi trent’anni trascorsi dalla prima edizione, affronta tematiche che risultano ancora di estrema attualità. Il protagonista è un narratore in prima persona senza nome, un programmatore informatico sulla trentina, come Houellebecq stesso all’epoca. Si tratta di un uomo semplice, con un lavoro ordinario e uno stipendio superiore alla media nazionale. Tuttavia, la sua vita lavorativa è ai suoi occhi una farsa incessante, nella quale si beffa senza sosta dei suoi colleghi e soprattutto dei loro sforzi per conservare la posizione o per progredire nella gerarchia, riflettendo sulla mancanza di dignità che accompagna questo genere di ambizione. Egli osserva, in particolare, il desiderio istintivo di dominio degli uomini gli uni sugli altri, che si manifesta soprattutto in questa lotta per lo status lavorativo. Il narratore riconosce tristemente che queste dinamiche non sono affatto inconsuete, ma banalmente ciò che caratterizza “una vita normale”, nozione per cui prova una considerevole repulsione. La stupidità e l’assurdità dominano questo genere di rapporti sociali sotto forma di una dinamica che non porta strettamente a niente. Il quotidiano del protagonista è così caratterizzato da una grande lucidità sulla vacuità dei suoi incarichi lavorativi e della sua vita stessa. Tutto ciò potrebbe risultargli  forse vagamente sopportabile, se gli venisse concessa almeno una vera soddisfazione amorosa e la possibilità di essere appagato sessualmente, circostanze a cui però non ha accesso. È, infatti, la vita amorosa e sessuale ciò a cui il titolo allude: il dominio della lotta si estende perché l’uomo deve battersi due volte nel quotidiano, nel lavoro e nell’intimità. Il narratore nota come l’emancipazione sessuale abbia portato a una nuova forma di concorrenza per l’accesso al piacere e al godimento: gli uomini sono costantemente in competizione per ottenere il favore delle donne, le quali fanno la loro scelta in una logica di consumazione e confrontando gli individui secondo criteri di bellezza, intelligenza, simpatia o capacità di adattamento alle esigenze sociali. Se in passato era sufficiente per l’uomo avere un buon lavoro e una certa sicurezza economica per trovare delle amanti o una sposa, al giorno d’oggi l’accesso al piacere non è più assicurato se si viene considerati meno attraenti degli altri. La seduzione è diventata un mercato in cui la concorrenza è spietata e vitale, e in cui tutti gli uomini sono sottomessi agli stessi imperativi di competizione che conducono molti a una disperata solitudine. Houellebecq scrive che è normale, in un sistema perfettamente liberale, che alcuni accumulino fortune e altri non abbiano nulla, soffrendo la miseria. Da un punto di vista strettamente sessuale, ciò si traduce in una vita  variegata ed eccitante per alcuni, e alla masturbazione e alla solitudine per altri. Come in tutti i sistemi di libera concorrenza ci sono dei ricchi e dei poveri, dei vincitori e dei vinti, e le relazioni amorose si sono trasformate in una competizione come molte altre. In una certa misura, il protagonista vede nel mondo contemporaneo una realtà simile a quella immaginata nelle sue opere dal Marchese De Sade, una realtà in cui donne e uomini diventano esseri anonimi e sostituibili, che mirano esclusivamente al raggiungimento della propria soddisfazione . Alle idee qui espresse da Houellebecq si avvicina anche il pensiero di Michel Clouscard, sociologo francese che pubblicò nel 1981 Il capitalismo della seduzione, un testo nel quale rifletteva su come la sovversione sia in realtà illusoria, poiché organizzata in tempi moderni dal capitalismo stesso. A partire dagli anni Settanta, i consumatori di alcool e droghe, avvezzi a un certo codice d’abbigliamento, si vedono come dei ribelli, ma sono in realtà integrati al mercato o addirittura da esso totalmente sottomessi. Allo stesso modo,  il nostro narratore individua nella nuova sfrontatezza e liberazione sessuale un nuovo tipo di sottomissione al mercato.

L’oggetto del desiderio, si evince dal testo, è oggi ovunque, così accessibile da essere diventato, per la sua banalità, indesiderabile. E la conseguenza inevitabile di una società che vuole godere di tutto è la depressione, nella quale il protagonista sprofonda. Fondare l’esistenza sul godimento conduce inevitabilmente alla prostrazione quando la dose di piacere quotidiano non riesce a essere soddisfatta. Ma dietro il piacere compulsivo si nascondono sempre la noia e la nausea: le attività dietro cui gli uomini si affaticano sono solo dei divertissement in senso pascaliano, di cui ci si serve per distrarsi dalla miseria della propria esistenza. Secondo il narratore, è necessario smettere di tentare di dare un senso alla vita, poiché l’affaticarsi dietro questa ricerca porta solo al perseguimento di aspirazioni insulse e vane. Avvertire la mancanza di senso del piacere porta alla depressione e Houellebecq si domanda se sia possibile al contempo guardare la vita con lucidità e non cadere, di riflesso, in uno stato depressivo. Ma a questo quesito né Houellebecq né l’uomo moderno hanno trovato al momento risposte convincenti.

© Riproduzione riservata.

Il nostro giudizio

Sofia Sercia

Nata a Milano il 14 giugno 1998. Dopo aver frequentato il liceo linguistico Alessandro Manzoni, si laurea in Lingue e Letterature Straniere presso l’Università Statale di Milano. Nel 2022 ha conseguito un master in editoria presso la Villaggio Maori Edizioni. Attualmente collabora con San Paolo Edizioni alla redazione di testi per la rivista PagineAperte.

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