21 Gennaio 2021

“1984” di George Orwell

La dinamica del “big brother” non è un’invenzione televisiva ma affonda le sue radici in quello che è il capolavoro indiscusso di George Orwell, «1984». Scritto nel 1948 (data che invertendo le due ultime cifre da vita al titolo), il romanzo costituisce l’antesignano del genere distopico. Ambientato in un mondo in cui nessuno è al sicuro, tutti sono spiati e ogni gesto è sottoposto alla scrupolosa indagine del partito, «1984» narra la realtà in cui vive Winston Smith, protagonista dell’opera; una realtà che è un paesaggio squassato dove nessuno può stare fuori dal “bipensiero”, dal meccanismo intellettivo che porta ogni uomo a doversi adeguare all’ideologia del partito. Nessuna libertà di parola, nessuna possibilità di dissidenza è tollerata; ma nell’animo di Smith qualcosa si agita, la fiamma della ribellione che lo porterà a entrare in contatto con Julia e con il movimento antigovernativo. Persino il rapporto con Julia è clandestino perché, nella Londra del 1984, non è possibile avere alcun legame sentimentale che non contempli la procreazione. Nulla è possibile all’infuori del partito, eppure Winston e Julia cercano un’evasione da questo oscuro mondo, una fuga che avrà dei risvolti inaspettati e una fine non scontata.
«1984» fa seguito a «La fattoria degli animali» ma, per immagini e crudezza della narrazione, è certamente più efficace nel delineare le oppressioni di un regime totalitario, nell’indentificare gli sconvolgimenti psicologici che tale oppressione può creare. Con questo romanzo non siamo di fronte solo a una storia di pura immaginazione; Orwell qui dimostra di essere un fine politologo, un conoscitore delle vicende umane. Lui, che aveva combattuto in prima linea contro il regime di Francisco Franco, conosce bene le dinamiche socio-politiche che si inverano nell’instaurazione di un totalitarismo e sa che cosa significa dover combattere questa prevaricazione. La ribellione qui è una speranza talmente tenue che qualcosa superiore al sospiro potrebbe farla scomparire: molto è sottaciuto tutto è da definire. Nella metafora orwelliana possiamo individuare i germi di quella che potrebbe divenire la società attuale, dove il confine tra privacy e pubblico è divenuto molto sottile. Il libro di Orwell è un avvertimento, oltre che un insegnamento: ciò che sembra innocuo può diventare pericoloso, ciò che è scontato potrebbe andare perduto. Nella sua filosofica discettazione Orwell realizza un’opera che precede molte altre ma le supera al tempo stesso.

© Riproduzione riservata.

Il nostro giudizio

Francesco Carbonaro


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